Una sbirciatina ottica.

©2000 Fulvio Bortolozzo.
Secondo un recente sondaggio condotto dalla banca d'investimento Piper Jaffray su cinquemila adolescenti statunitensi, il social networking giovanile starebbe lentamente, ma inesorabilmente, abbandonando Facebook a favore di un insieme di forme di connessione più private di messaggistica istantanea. Tra tutte spicca Snapchat, con la quale è possibile inviare fotografie dagli smartphone ai propri amici solo per un certo numero di secondi prima che la loro visibilità venga definitivamente annullata.

Al di là delle questione sociologiche connesse, che in questo contesto non mi interessano, trovo rilevante registrare un'ulteriore passo in avanti del fotografico, in questo caso anche video, verso un uso sempre più limitato nel tempo. La visione dell'immagine fotografica si fa brevissima, pochi secondi e subito dopo viene perduta. Una sorta di sbirciatina ottica insomma. Sembra proprio che il percorso del fotografico, nell'uso quotidiano e personale, stia inseguendo il linguaggio orale. Verba volant e così le icone automatiche parrebbero voler anche fare, lasciando al linguaggio scritto, che sto impiegando adesso, funzioni sempre più residuali e noiosamente elitarie. Cosa voglia dire questo è ancora davvero presto per dirlo, ma l'umanità che sta crescendo oggi, almeno quella più esposta alla connessione telematica, sembra che ci stia inziando a sguazzare, e con una certa soddisfazione anche.

10 commenti:

  1. Della serie, questa foto si autodistruggerà in 5-4-3... :D

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  2. Un saluto a tutti.
    Ma... potrebbe voler dire anche solo che i rapporti sociali tendono sempre più al mordi e fuggi e possibilmente ...non lasciare traccia, non richiedere impegno, non occupare "spazi". Una difesa estrema della propria "sfera" personale? Bo... Un abbraccio a Fulvio ed a tutti coloro che ci leggono. Grazie. Giulio.

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    1. Ciao Giulio, penso che anche in questo caso l'uso del fotografico sia coerente con le relazioni che con esso, e da esso, vengono a crearsi. L'esigenza della memoria, per esempio, che per decenni fu il "cavallo di battaglia" del fotografare tra amici e in famiglia sembra stia diminuendo fortemente di importanza per le nuove generazioni, più interessate allo scambio immediato e contingente. IMHO

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  3. Quando ho letto di... Snapchat mi si è acceso un sorriso: ben vengano le foto che si auto-estinguono.
    Il problema del piatto di pasta su facebook è che poi rimane, e che lo vedono - se non tutti - tanti, anche quando sarebbe più l'ora di digerire che di mangiare, e anche coloro ai quale non "glienepuòfregaredimeno".
    Ottimo quindi che la stupenda e profumata pizza venga vista istantaneamente e solamente dalla fidanzata, per poi raggiungere un automatico e meritato oblio: mi sembra una condivisione più accettabile e sensata.
    Chissà che passata la sbornia facebook non entri un po' in dieta, e che una scrollatina mi consenta di vedere cose un pelino (solo un pelino) più interessanti; e che un tizio che ho conosciuto per sbaglio ad un workshop mi risparmi che ha due lineette di febbre e che vuole stare sotto un plaid...
    Ci spero poco, ma la speranza è l'ultima cosa rimasta :-)

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    1. Grazie per aver portato qui la tua ironia Giuseppe! Sotto la quale si cela, ma non troppo, una certa insofferenza per la socialità invasiva di network come Facebook, per esempio. Penso che le scelte giovanili per sistemi più privati e "senza memoria" vada nella stessa direzione. Non si può vivere in una casa trasparente sotto gli occhi di amici e parenti senza non incappare in nuove forme di nevrosi da sovraesposizione sociale in effetti.

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  4. Una mia amica di 26 anni mi ha detto che non darebbe MAI il suo numero di telefono ad uno conosciuto in discoteca, perche' e' una cosa privata. Invece darebbe il suo contatto facebook. :))

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    1. Dai, m'accontento Piè, dammi il suo profilo FB ;-)

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  5. Ho un osservatorio privilegiato, mia figlia di venti anni che osservo sempre con cura visto che spesso ce la ho qui a fianco nello studio per via di una dei due computer che decentemente ospitino il molosso di photoshop. Intanto credo che quanto appena sopra scritto da Pie' sia molto interessante da considerare. Ad ogni modo indagando noto che facebook tra gli amici di mia figlia non va molto non tanto perche' invasivo ma perche' non rispetta lo stream continuo di comunicazione che si ingenera nel suo gruppo. Infatti diversi analisti hanno individuato nei meccanismi, statistici, di promozione del famigerato network proprio la falla maggiore nella fascia giovane. Ma e' vero che lo scambio di raffigurazioni di vario tipo e' molto a consumo, una cosa di un attimo come se la connessione tra di loro non fosse fatta solo di parole )che come noto volant) ma di un mix di media che maneggiano peraltro con molta abilita'. Detto questo pero' va anche rilevato che non si limitano a produrre consumo volatile, producono anche materiale di maggior durata come album foto, slideshow, video montati tra piccoli pezzi e foto e grafica anche, perlomeno nel suo caso, composte con photoshop. Hanno cioe' diversi livelli di conservazione del prodotto e uso del prodotto. Hanno insomma molta cognizione circa i diversi usi dell' immagine. Occorre, a mio avviso, distinguere quando si valutano questi fenomeni tra la nostra percezione della cosa e la cosa in se. A volte lo sviluppo frenetico ci porta ad un fermate il mondo voglio scendere, soprattutto se un po' attempati. Del resto quanti di voi dell'eta' della pellicola torna di regola a vedere le foto ricordo su dia di diciamo 30 anni fa ogni giorno ?

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    1. Sono attrezzati per lo scambio di parole e immagini in ogni loro declinazione funzionale, quindi. Dove vedo la novità, per il brontosauro che sono, è nella conquista della volatilità temporale delle icone, in specie quelle automatiche. Grazie del tuo contributo intergenerazionale Mauro e restiamo connessi, ulteriori meraviglie ci attendono. :-)

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