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Un dialogo silenzioso con le cose.

©2014 Fulvio Bortolozzo.
Oggi il fotografo restringe il suo campo d'azione alla sfera delle esperienze e delle sensazioni personali, con le quali solamente può avere un rapporto di "verità". (...) Per cercare di visualizzare i dati di un'esperienza che consiste spesso in un dialogo silenzioso con le cose circostanti, fino a sfiorare stati di assorta meditazione, il fotografo contemporaneo finisce per creare un'immagine emblematica dell'ambiente.

(...) L'ambiente viene "messo a nudo" sia per una stringente necessità morale di chiarificazione del proprio essere ed esistere nella realtà attuale (...) sia per un'adeguata tendenza formale a spogliare l'immagine da elementi visivi troppo accentratori o di facile effetto visivo. Il concetto di nudità (...) deve essere cioè inteso nel senso della rinuncia alla spettacolarità e all'esotismo, e ai sistemi di segni visivi che hanno perpetuato molte concezioni fuorvianti della realtà ambientale; non solo, ma rinuncia al concetto illusorio di documentazione e archiviazione dell'ambiente. L'ambiente è una realtà mobile, troppo viva per essere "documentata".

Roberto Salbitani

Da Testo elaborato successivamente a un'intervista iniziata nel 2008 e mai conclusasi di Fausto Raschiatore e Roberto Salbitani.
Pubblicato in Roberto Salbitani, Storie di un viaggiatore a cura di Roberta Valtorta, Postcart, 2013.

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2 commenti:

  1. Marco Cockings27 marzo 2014 20:43

    Che l'ambiente sia in continuo divenire è fuor di dubbio. Panta rei, ovvero non si può fotografare due volte lo "stesso" soggetto... ma forse che invece non si documenti l'intersezione tra il manifestarsi dell'ambiente in 'quel' momento e il modo in cui il fotografo coglie o si lascia cogliere da questa epifania?

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    1. Sì Marco, si raccoglie un dato, più che un documento, di questa intersezione. Lo penso anch'io. Grazie e a presto! :-)

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