La grande eleganza.


Ieri Giovanni Gastel è arrivato a Genova, su invito del Prof. Giancarlo Pinto della Scuola Politecnica di Ingegneria e Architettura. Due gli appuntamenti in città.

Il primo alle undici nella Villa del Principe Doria Pamphilj, dove Gastel ha tagliato il nastro inaugurale del nuovo Polo della Fotografia, spazio espositivo allestito nella storica Galleria degli Argenti, voluto dal Prof. Pinto per dare maggior forza al suo già grande impegno per la promozione della cultura fotografica.

A rotazione mensile, si prevede che negli spazi del Polo verranno organizzate mostre di autori emergenti e riconosciuti, con un fitto calendario parallelo di workshop ed incontri. Attualmente, fino al 2 aprile, è visibile la mostra "C'è stato il terremoto" di Andrea Carrubba, a cura di Giancarlo Pinto e Sandro Iovine.

Il secondo appuntamento è stato in facoltà alle due e mezza del pomeriggio per una lezione agli studenti del Corso di perfezionamento e aggiornamento professionale in fotografia, alla quale era tra l'altro anche presente in prima fila un monumento vivente della cultura fotografica italiana come Lanfranco Colombo.

Se nella prima occasione Gastel ha perfettamente interpretato il ruolo di affabile aristocratico prestato alla fotografia, tra l'altro nella cornice di un luogo con delle attinenze anche al suo lignaggio, nel pomeriggio è emerso il Giovanni Gastel personaggio del mondo della moda. Il tono discorsivo, con un parlato lasciato a ruota libera come se si fosse tra colleghi a scambiar due chiacchiere dopo il lavoro, e l'approccio fortemente autoironico hanno impostato la lezione su un binario di apparente leggerezza. Tutto veniva raccontato come se fosse la cosa più semplice e banale possibile. Un esercizio retorico che mi ha ricordato quel "sorriso dell'acrobata" di cui scrivevo qui tempo fa. In realtà dietro la naturalezza esibita c'è un lungo ed eccellente lavoro professionale, conquistato giorno per giorno con notevole impegno e lucidità d'azione.

Gastel nasce poeta e confessa di frequentare ancora questo genere letterario così poco appetito in Italia. Legge persino una sua breve poesia. Poi racconta di qualche prova teatrale giovanile. A compendio di questi esordi definisce un suo concetto di eleganza. Per Gastel l'eleganza è l'espressione percepibile della naturalezza intesa come comunicazione simbolica di ciascuno così come la propria natura consente. Volgare quindi è l'artificio, la forzatura, l'eccesso voluto e non vissuto. Una lezione che investe l'educazione, la personalità prima di tutto. Qui riemerge la sua formazione nobiliare e un certo disdegno per le penose imitazioni borghesi e piccolo borghesi che di questo modello si fanno in continuazione. Difatti situa l'eleganza non come categoria estetica, bensì morale. Noblesse oblige. Pur dal profondo della mia radice contadina e operaia, non posso che guardare con simpatia a questo suo atteggiamento, divenuto oggi persino socialmente antagonista all'onda crescente del populismo più becero che ci va sommergendo.

Durante lo scorrere delle slide che presentano alcuni tra i tantissimi esempi del suo lavoro commerciale per le riviste e le case di moda, Gastel propone altre pillole del suo pensiero, preziose per dei giovani. Il primo comandamento del fotografo commerciale è di mostrare al meglio il prodotto. In questo caso l'abito. Le modelle e tutto il resto dell'ambaradan produttivo sono solo accessori, mezzi per un fine. Se poi con tutto questo si fanno anche delle "belle foto" tanto di guadagnato. Chi oggi, perfetto sconosciuto, proponesse alle riviste modi innovativi ed accattivanti di mostrare i prodotti lavorerebbe da subito e con continuità. Certo ci vuole anche del culo, come in tutto nella vita. Lui lo ebbe, ma non se lo fece bastare, seppe partire dal trampolino per spiccare il salto e continuare di volteggio in volteggio fino ad oggi. Pubblicare è l'imperativo. Un portfolio non conta, non porta clientela. Solo l'avvallo dell'essere scelti dalle riviste del settore convince i clienti inserzionisti ad affidarsi a te. In fondo riconoscere e valutare il nuovo non è da tutti. Meglio se qualcuno certifica prima. Infine le donne, tante e bellissime. Tutte modelli di imperfezione però. L'eleganza non nasce dalla perfezione, ma dall'adesione all'intima essenza di se stessi. Gastel espone la propria, si racconta in fondo, e cerca quella altrui. Consapevole che un'immagine non è la realtà, è un mondo parallelo che la evoca. Transitorio come la vita. Nessuna è rimasta a lungo come la vediamo nelle fotografie di Gastel. La bellezza passa e va. L'eleganza invece resta, se la si sa comprendere e difendere dalla corruzione della vanità. Grazie Giovanni Gastel, un maestro e non solo di professionismo ad altissimi livelli.


©2014 Fulvio Bortolozzo - testo e fotografie.
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