Il lunedì del fotografico.

©2014 Fulvio Bortolozzo.
Apro stamattina la mia finestra sulla rete e trovo nella valigia di Van Gogh, il delizioso blog di Enrico Prada, la notizia che un volto fotografato non possa non raccontare la sua vita. Quella del volto che racconta la vita è forse uno dei luoghi comuni letterari più consumati. Un volto non mi racconta nulla. Espone se stesso e gli accidenti eventuali che il tempo dell'esistere gli provoca semmai. Nulla dice sui perché e per cosa. Nè se lo vedo di persona, né se lo vedo in una fotografia o altra immagine. Senza parole, senza informazioni, resta lì muto e rassegnato a farsi proiettare addosso tutti i film che la mia eventuale fervida fantasia s'incapriccia di inventarsi.

Passo oltre e mi imbatto in Fotocrazia, l'ottimo flusso di pensieri di Michele Smargiassi. Stavolta leggo che una delle chiavi del successo di quella peste oculare di Instagram sarebbe l'uso del fotografare sociale per creare identità di appartenenza condivise, attraverso l'adesione ai filtri e filtrini che omogeneizzano chi vi pubblica. Praticamente nell'essenza uno dei fenomeni che da sempre distinguono l'umanità dagli altri esseri viventi sul pianeta. Non essendo dotati che di corpi nella maggior parte talmente sgraziati da essere inguardabili e troppo debolmente dotati per poter davvero sperare di sopravvivere individualmente, gli umani da quando esistono si coprono di cose depredate alla restante natura minerale, vegetale e animale. Non contenti alterano il loro corpo con orpelli, segni, coloriture, ferite persino, proprio per costruire una delle invenzioni fondamentali per la sopravvivenza della specie: l'identità e l'appartenenza di gruppo. Poi, visibilmente costruite le identità artificiali, iniziano pure a combattersi, una banda contro l'altra, poco importa se le insegne sfoggiate sono labbra deformate da anelli di metallo o colli stretti da cravatte appena disegnate da uno stilista di successo. Davvero nulla di nuovo sotto il sole.

Per fortuna leggo anche da qualche parte che un gommone carico di alcuni leghisti è affondato vicino a Malta. Un piccolo sorriso e un caffè. Lunedì, è solo lunedì mattina e la domenica è ancora troppo, troppo lontana.

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2 commenti:

  1. A me risulta, invece, che un gommone carico di segaioli padani, sia affondato al largo di Chioggia. Pare fosse dretto, bordesando bordesando, a Tripoli.

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