18/10/13

La Forma del Contrasto.

La notizia è che la Fondazione Forma lascia gli spazi di piazza Tito Lucrezio Caro a Milano in cui iniziò ad operare nel 2005, come società per azioni detenuta al 100% dall'Agenzia Contrasto, dopo aver preso in affitto e ristrutturato parte dei locali dismessi di un deposito dell'Azienda Trasporti Milanesi. Con  il successivo aggiungersi della Fondazione Corriere della Sera si costituì la Fondazione Forma con tre soci: Agenzia Contrasto, Fondazione Corriere della Sera, Azienda Trasporti Milanesi. Questa è la situazione societaria.

Non è chiara invece quella finanziaria. Difficile quindi dire perché ora Roberto Koch, patron di Contrasto, abbia deciso di concludere l'esperienza di Forma, almeno così com'è stata portata avanti fino ad oggi. L'ATM resterà comunque nella Fondazione? Arriveranno o no nuovi soci? Al momento, viene solo dichiarato che Forma cambia operatività e verrà ospitata a Milano, non si sa se in comodato d'uso o con altro accordo, nella sede di Open Care, in via Piranesi 10. Koch se ne va, sbattendo la porta, perché l'Amministrazione comunale di Milano non ha dato concreti (economici) segnali di attenzione alla Fondazione. Come? Per esempio, trasformando l'affitto dei locali ATM (a quanto ammontava?) in comodato d'uso. Ci sarà dell'altro sotto? Non è ancora dato sapere. Ci starebbe bene un bel fotoreportage d'inchiesta, magari però non fatto da un fotografo Contrasto.

Ecco, a parte le ultime parole, fino a qui ho scritto di cose che con il fotografico non c'entrano nulla. O forse no, c'entrano. Almeno in Italia, dove le nozioni di cosa sia pubblico e cosa sia privato ingenerano continue confusioni e invasioni di campo. Il direttore della sede milanese dell'Agenzia Contrasto, e colonna portante della Fondazione Forma, Denis Curti, ebbe già una giovanile esperienza, in quel di Torino, di queste confusioni. Si tratta della vicenda FIF (Fondazione Italiana per la Fotografia), nata dall'unione di alcuni soci pubblici e un socio privato, Luisella D'Alessandro, ma gestita da quest'ultima come fosse casa sua. La fine fu molto triste e per fortuna Denis Curti si trasferì a Milano da Contrasto ben prima di dovervi assistere, ma certo ne ebbe conoscenza.

Abbiamo quindi davvero bisogno in Italia di entità promiscue che ricevano sostegno pubblico (soldi e beni della collettività) per fini privati, ancorché di interesse pubblico?  La politica culturale di uno Stato democratico è affidabile, mani e piedi, alla volontà gestionale, e all'interesse economico, di un privato?

Le mie domande sono banalmente retoriche. Certo che no. Ma la tentazione diffusa di rispondere invece sì è così grande che rimane la prima opzione, l'unica sempre più spesso. Forse nella forma di questo contrasto meglio si spiega la vicenda qui descritta. Non l'unica, sia chiaro, non la più eclatante a livello nazionale, ma per il nostro piccolo mondo fotografico già di notevole dimensione e importante ricaduta socio-culturale.

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6 commenti:

  1. ciao Fulvio, credo che la vicenda FIF sia ancora da scrivere per bene. Ad esempio qualche info su che fine ha fatto la collezione della FIF sarebbe interessante averli, da chi di dovere. E via di questo passo ... Ma tant'è, mi sa che ci accontentiamo delle domande. Da questo punto di vista il mondo della fotografia non è migliore o peggiore degli altri, almeno nel nostro paese.
    Marco

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    1. Grazie del commento Marco. Sulla FIF ho ormai un'idea mia abbastanza chiara, basata sulle fonti dirette dalle quali ho potuto negli anni avere notizie. Sul dopo, anche a me piacerebbe sapere cosa intendano fare alla GAM della collezione FIF. Staremo a vedere...

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  2. non è una novità per il sistema italiano: in tante socità miste il pubblico mette i soldi e paga i debiti, il privato incassa e saccheggia! Alitalia è l'ultimo grande esempio di questo scempio ben collaudato...

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    1. Qui forse il pubblico segna un punto a suo favore. Sta partendo però già la campagna di lobbing dove i buoni son quelli di Forma e i cattivi quelli del Comune.

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  3. Ecco io lo sapevo, lo sapevo che a fare il refresh della pagina compariva il parere di Bortolozzo sulla vicenda che dava nuovi e intelligenti spunti di riflessione e mandava completamente all'aria la teoria - ormai ben più che avviata - Forma i buoni/Comune i cattivi.
    Ora tocca cercare di capire meglio e farsi una nuova opinione, mannaggia...

    Sto scherzando ovviamente e sono venuta qui per leggere il tuo punto di vista anche - ma non solo - perchè ho notato che qui si è schietti, non si fanno complimenti a nessuno.
    Dalle parole alla conferenza stampa di Koch, poi ribadite sul blog di Smargiassi, sembrava chiarissimo: abbiamo restaurato e rivalutato l'immobile a nostre spese, abbiamo sempre pagato l'affitto e ora che al Comune chiediamo di passare al comodato d'uso ce lo negano. E tu pensi: "Ma saranno str...", nel senso: possibile che con tutti gli sprechi che ci sono in questo Paese non si riesca a in qualche modo a sostenere una fondazione che si occupa di salvaguardare, far conoscere e arricchire un patrimonio culturale?
    Però ora la questione "si complica": se ATM faceva parte della società... bhe questo vuol dire che se da una parte i soldi uscivano per la locazione, dall'altra entravano... Però a questo punto mi chiedo: se d'altra parte erano in società, avranno pure diviso gli utili secondo le percentuali di proprietà; dunque non sarà che, una volta finiti gli utili, semplicemente uno dei 3 soci ha deciso di chiudere bottega? Troppo malizioso come pensiero?

    Scusate il lungo commento, ma non vederci chiaro mi dà un fastidio...

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    1. Grazie del commento Anna!! E non preoccuparti di nulla, qui la tua voce è sempre più che ben accetta, anzi grazie per l'apprezzamento e l'interesse verso questo blog.

      La vicenda è tutta da chiarire e tu aggiungi ulteriore stimolo. Certo penso che bisognerà aspettare che si plachi la polemica montante e che magari emergano ulteriori indispensabili informazioni. Siamo qui, staremo a vedere. L'essenziale comunque è che il privato faccia il privato e il pubblico faccia il pubblico (casse e conti separati). Le commistioni varie non sembrano portare a nulla di buono da noi nella stragrande maggioranza dei casi.

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