La Forma del Contrasto.

La notizia è che la Fondazione Forma lascia gli spazi di piazza Tito Lucrezio Caro a Milano in cui iniziò ad operare nel 2005, come società per azioni detenuta al 100% dall'Agenzia Contrasto, dopo aver preso in affitto e ristrutturato parte dei locali dismessi di un deposito dell'Azienda Trasporti Milanesi. Con  il successivo aggiungersi della Fondazione Corriere della Sera si costituì la Fondazione Forma con tre soci: Agenzia Contrasto, Fondazione Corriere della Sera, Azienda Trasporti Milanesi. Questa è la situazione societaria.

Non è chiara invece quella finanziaria. Difficile quindi dire perché ora Roberto Koch, patron di Contrasto, abbia deciso di concludere l'esperienza di Forma, almeno così com'è stata portata avanti fino ad oggi. L'ATM resterà comunque nella Fondazione? Arriveranno o no nuovi soci? Al momento, viene solo dichiarato che Forma cambia operatività e verrà ospitata a Milano, non si sa se in comodato d'uso o con altro accordo, nella sede di Open Care, in via Piranesi 10. Koch se ne va, sbattendo la porta, perché l'Amministrazione comunale di Milano non ha dato concreti (economici) segnali di attenzione alla Fondazione. Come? Per esempio, trasformando l'affitto dei locali ATM (a quanto ammontava?) in comodato d'uso. Ci sarà dell'altro sotto? Non è ancora dato sapere. Ci starebbe bene un bel fotoreportage d'inchiesta, magari però non fatto da un fotografo Contrasto.

Ecco, a parte le ultime parole, fino a qui ho scritto di cose che con il fotografico non c'entrano nulla. O forse no, c'entrano. Almeno in Italia, dove le nozioni di cosa sia pubblico e cosa sia privato ingenerano continue confusioni e invasioni di campo. Il direttore della sede milanese dell'Agenzia Contrasto, e colonna portante della Fondazione Forma, Denis Curti, ebbe già una giovanile esperienza, in quel di Torino, di queste confusioni. Si tratta della vicenda FIF (Fondazione Italiana per la Fotografia), nata dall'unione di alcuni soci pubblici e un socio privato, Luisella D'Alessandro, ma gestita da quest'ultima come fosse casa sua. La fine fu molto triste e per fortuna Denis Curti si trasferì a Milano da Contrasto ben prima di dovervi assistere, ma certo ne ebbe conoscenza.

Abbiamo quindi davvero bisogno in Italia di entità promiscue che ricevano sostegno pubblico (soldi e beni della collettività) per fini privati, ancorché di interesse pubblico?  La politica culturale di uno Stato democratico è affidabile, mani e piedi, alla volontà gestionale, e all'interesse economico, di un privato?

Le mie domande sono banalmente retoriche. Certo che no. Ma la tentazione diffusa di rispondere invece sì è così grande che rimane la prima opzione, l'unica sempre più spesso. Forse nella forma di questo contrasto meglio si spiega la vicenda qui descritta. Non l'unica, sia chiaro, non la più eclatante a livello nazionale, ma per il nostro piccolo mondo fotografico già di notevole dimensione e importante ricaduta socio-culturale.

.


Post popolari in questo blog

Una cultura fotografica.

La dittatura degli ignoranti.

Mi pare una sconfitta.