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06/02/13

Tutti gli aspetti del reale.

Se è vero, come dice R. Castel, che "ogni immagine è la presentazione di una assenza e la fotografia è l'assenza reale, la presenza familiare e autentica della realtà in sua assenza", oggi bisogna constatare che questa assenza sta diventando totale, si fotografa per provocarla, quasi che l'oggetto diventi visibile e tollerabile solo se posto a distanza incolmabile. La fotografia diventa così, in realtà, una tecnica di allontanamento, una tecnica di controllo.

L'immediata prossimità non è sopportabile se non in effigi. In un mondo esploso, dove l'oggetto liberato diventa metafora inquietante dell'impossibilità di controllo, la fotografia diventa lo strumento che esorcizza se stesso. Essa suscita rassicuranti fantasie di potere e l'archivio, da quello della polizia fino all'album di famiglia, diventa lo strumento che permette di imbrigliare e regolare l'energia degli oggetti liberati. Il rischio è che l'archivio si trasformi in una realtà autosufficiente, senza più bisogno del riferimento a qualcosa altro da sé.

Compiuta questa operazione, omologa alla trasformazione della realtà in spettacolo, sarà perfino possibile provare il gusto del coraggio generoso senza muovere un muscolo, quello della partecipazione senza rischio, a tutti gli aspetti (possibilmente inquietanti) del reale.

Franco Vaccari,
da Fotografia e inconscio tecnologico (1979).

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11 commenti:

  1. Son Cinzia, ciao. Un punto di vista decisamente fuori dai canali!Proverò a fotografare l'assenza del pc dopo il furto a casa mia per esorcizzare!!Scherzi a parte, un nuovo punto di vista che compare nella nostra vista va sperimentato per poter essere compreso appieno e trasformare, come nel mio caso, un problema in una opportunità. Ho narrato un fatto personale come esempio, non volevo tediare nessuno con il mio vissuto.
    Grazie. A presto.

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    1. Trovo profetiche queste parole di Vaccari scritte nel 1979. Oggi abbiamo più contatti con ciò che è assente, anche per tramite delle fotografie, di quanti ne abbiamo nel presente quotidiano.

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  2. Ciao Cinzia. Sono Giulio. Che ogni tanto scrive qui con Fulvio.
    Non credo affatto tu corra il rischio di tediare. In effetti è anche un pò il mio incubo. Intendo quello di subire un furto in casa e nn trovare più il pc con i suoi kg di foto. Infatti mi son preso un hd slim portatile dove ho buttato i kg come back up (si scrive così?? .-)).
    Letto il commento di Franco Vaccari.
    Bè non lo trovo per nulla facile. Anzi me lo rileggo.
    Continua ad essermi nn facile.
    Però son molto d'accordo su questi punti: che la fotografia sia la presentazione di una assenza. Credo sia profondamente vero. Anzi mi piace proprio come idea!!! Me la ricorderò! Altro aspetto che secondo me è molto attuale è la trasformazione della realtà in spettacolo, o a volte addirittura in spettacoluccio di bassa lega, solo per fare ascolti o scoop giornalistici. O si quanto è vero!
    Che poi oggi si fotografi solo per provocare quella assenza... mi pare un concetto un pò ardito ...o no? Sarei curioso di sapere il parere di Fulvio. E la fotografia esorcizza se stessa in questo contesto? Bo...
    Un abbraccio a tutti :-))

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    1. Sì, possiamo dire che oggi lo scopo del fotografare, come profetizzava Vaccari nel '79, sia invertito di polarità. Oggi proprio il fotografare provoca l'assenza, anzi ne fa la condizione umana preferita. Sia perché mantiente lontani dal coinvolgimento fisico diretto, con tutte le difficoltà relative, sia perché consente di essere spettatori. Pronti ad applaudire o fischiare lo spettacolo,ma sempre ben protetti dal buio della sala...

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  3. Ciao Giulio, capisco cosa intendi per incubo, ma esorcizzare attraverso le immagini è un'ottima terapia. E' complesso il punto di vista di Vaccari, ma non contorto, non mi pare insomma scaturito da una mente incasinata, ma da una riflessione intima e molto molto soffera anche. Io vivo di sensazioni e magari sbaglio, per carità. Vediamo cosa dirà il nostro comune amico, ospite di questo interessante spazio virtuale. Un abbraccio a te.Cinzia

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    1. Ed eccomi qui con le cose scritte nelle risposte precedenti.

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  4. Ciao. Assolut nn intendevo contorto. Se ho dato questa impressione me ne scuso. Per me un pò diffcile. Anche io a volte vivo di sensazioni: e ogni tanto ci piglio. Penso sia una delle tante forme di comunicazione.
    Grazie a te Cinzia ed a Fulvio che ci propone sempre temi di riflessione.
    Giulio

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  5. Pur restando fermo che fa sempre bene un po' di Vaccari, sarei curiosa di sapere cosa ha provocato questa citazione ora.

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    1. Come dicevo sopra, la trovo profetica. Nel '79 aveva già visto l'inversione di polarità del fotografico che oggi si può apprezzare con pienezza.

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  6. Ciao, son Cinzia, grazie per le tue parole. Come ogni riflessione soffera e intima quella di Vaccari è profetica. Chi precorre i tempi aiuta a comprenderli.
    Alla prossima.

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  7. Ciao Giulio, sono Cinzia, condivido il tuo pensiero riguardo le sensazioni, riuscissimo più spesso ad utilizzarle... forse non ci sarebbero assenze.
    Alla prossima.

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