Oggi come allora, anzi di più.


Lo sterminio degli Ebrei avvenuto tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento nella civilissima Europa non è un accidente della storia, un evento imprevedibile e che non capiterà mai più. Nossignore. Si tratta forse del primo di una potenziale serie di orrori che stanno di fronte a noi, qui oggi, ma anche nell'imponderabile futuro che attende le prossime generazioni. Perché la banalità del male, come lucidamente intuiva Hanna Arendt, non ha confini di nessun genere.



In ogni essere umano è presente una natura duale, ogni istante della vita la scelta può cadere sull'opzione più terribile. Nessuno ne è immune. A peggiorare le cose, la società di massa sviluppatasi nel secolo scorso raggiunge oggi dimensioni e complessità quasi non più contenibili nella coscienza individuale. Etichette, parole d'ordine, pratiche e messaggi quasi subliminali, ma comunque sempre alienanti, intorbidano le acque della ragione.

L'umanità, così antica, ma così bambina, corre il rischio gravissimo di annullarsi fino allo sterminio finale, se ciascuno di noi dimenticheràNon solo le vicende di una storia sempre più lontana, man mano che ci lascia chi la visse, ma anche e soprattutto se dimenticheremo che gli occhi che ci guardano sono umani come i nostri.

L'amore di se stessi, la voglia di vivere è presente in tutti. Nessuno però può più pensare, non possiamo permettercelo, di avere un qualche ipotetico maggior diritto d'esistere di un altro essere umano fino ad accettare persino di divenire agente, magari burocratico, dell'altrui morte. La vicenda storica, con la sua contabilità allucinante, dimostra che l'industrializzazione della morte rende ogni violenza semplice, ripetibile ed efficace come mai prima d'ora. Piccoli gesti senza conseguenze immediate e dirette per chi li compie possono provocare stragi inaudite.

Il breve viaggio ad Auschwitz compiuto da una fotografa di grande valore come Bruna Biamino riporta immagini che aiutano a recuperare proprio la natura industriale di quei luoghi. Edifici, recinzioni, binari, forni, tutto immobile, quasi come fosse in attesa di una terribile ripresa della "produzione".


Gli oggetti appartenuti alle vittime formano ammassi che suggeriscono tutta l'angoscia, la carica disumanizzante della ripetizione "tayloristica" dei gesti e dei numeri. Oggi come allora, anzi di più, non bisogna cedere di un millimetro a nessun linguaggio e a nessuna pratica che riduca le persone a indifferenti numeri. Dietro quei numeri, non c'è nulla per noi. Mai.

17 gennaio - 17 febbraio 2013

Bruna Biamino
Fotografie dal Campo.
Auschwitz - Birkenau 2012

Galleria Belvedere, Palazzo Lascaris - Via Alfieri 15, Torino
Orari: lunedì – venerdì 10.00 – 18.00 / sabato 10.00 – 12.30

Corte Medievale, Palazzo Madama - Piazza Castello, Torino
Orari: martedì – sabato 10.00 – 18.00 / domenica 10.00 – 19.00

Ingresso libero







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