Altri dieci anni di arte italiana

Nella suggestiva sede dell'ex birrificio Metzger di Torino è in corso fino al 3 novembre prossimo la mostra collettiva Un'altra storia 2 - Arte italiana 1980-1990 a cura di Edoardo Di Mauro. Gli artisti esposti arricchiscono il panorama nazionale dell'epoca di contributi originali e non meno validi di quelli più comunemente celebrati: dall'Arte Povera alla Transavanguardia. Durante l'inaugurazione ho preso qualche appunto per gli occhi che spero possa indurre gli appassionati d'arte contemporanea alla visita di questa davvero stimolante esposizione.




























Un'altra storia 2 - Arte italiana 1980-1990
a cura di Edoardo Di Mauro

CCC-T - Ex Birrificio Metzger
Centro di Cultura Contemporanea Torino
Via Pinelli 63/a (zona San Donato)

Espongono: Gianantonio Abate, Salvatore Anelli, Guglielmo Aschieri, Salvatore Astore, Bruno Benuzzi, Enzo Bersezio, Corrado Bonomi, Dario Brevi, Carmine Calvanese, Francesco Correggia, Ferruccio D’Angelo, Aldo Damioli, Domenico David, Filippo di Sambuy, Raffaello Ferrazzi, Franco Flaccavento, Omar Galliani, Riccardo Ghirardini, Gaetano Grillo, Ale Guzzetti, Ernesto Jannini, Marco Lavagetto, Mario Marucci, Andrea Massaioli, Iler Melioli, Vinicio Momoli, Giordano Montorsi, Pietro Mussini, Luciano Palmieri, Plumcake, Sergio Ragalzi, Marco Nereo Rotelli, Gianfranco Sergio, Eraldo Taliano, Nello Teodori, Vittorio Valente, Giorgio Zucchini e Wal.

Orari: giovedì, venerdì e sabato dalle 16.30-19.30 o su appuntamento.

Organizzazione: MAU - Museo di Arte Urbana di Torino.


IN MOSTRA LA PROFESSIONALITÀ

Fulvio Bortolozzo, dalla serie "Un habitat italiano", 2008-2010.

IL MESTIERE DEL FOTOGRAFO:
fotografia commerciale in Italia.


Dal 5 novembre al 19 dicembre 2012, Polifemo ospiterà presso la sua sede alla Fabbrica del Vapore di  Milano un ciclo di quattro incontri dedicati a Fulvio Bortolozzo, Carola Merello, Maurizio Lodi, Leo Torri, Federica Di Giovanni, Alessandro Grassani, Angelo Lanza e Silvia Tenenti. Otto fotografi noti per il loro lavoro in settori quali la fotografia di architettura, di corporate, di still life e  di moda. Ogni incontro sarà dedicato alla  presentazione dei lavori di due fotografi specializzati, operanti in uno specifico settore professionale, che durante la serata potranno dialogare con il pubblico presentando il proprio lavoro.

Sabato 15 dicembre 2012 si terrà poi un incontro/convegno con ospiti che ci  parleranno delle loro esperienze professionali, grazie a esempi concreti, e addetti ai lavori che proporranno le loro riflessioni, aiutando i giovani aspiranti fotografi ad orientarsi nel settore.

La fotografia oggi è soprattutto considerata uno dei tanti strumenti a disposizione degli autori di opere   d’arte contemporanea. La fotografia di ricerca artistica monopolizza l’attenzione di critici, media e operatori del settore. Polifemo vuole cambiare la direzione dello sguardo e tornare a concentrare l’attenzione sulla fotografia come forma di  artigianato: sul lavoro del fotografo e sulla bottega/studio che si dedica alla fotografia professionale, con opere dell’ingegno commerciali dove gli elementi creativi sono strettamente correlati a quelli produttivi ed economici.

Come riescono a vivere del loro lavoro i fotografi professionisti, in un’epoca in cui le immagini si trovano dappertutto e gratis? Quali sono i settori commerciali in cui è ancora necessario rivolgersi a un fotografo professionista? Quali sono i casi normali, non eccezionali né di successo, che consentono a uno studio fotografico professionale di continuare la propria attività?


Programma

ARCHITETTURA
Lunedì 5 novembre 2012, dalle ore 18:30.
Incontro con Fulvio Bortolozzo e Carola Merello.
(mostra visitabile fino al 14 novembre)

STILL LIFE
Venerdì 16 novembre 2012, dalle ore 18:30.
Incontro con i fotografi Maurizio Lodi e Leo Torri.
(mostra visitabile fino al 24 novembre)

CORPORATE
Lunedì 26 novembre 2012, dalle ore 18:30.
Incontro con i fotografi Federica  Di Giovanni e Alessandro Grassani.
(mostra visitabile fino al 5 dicembre)

MODA
Lunedì 10 dicembre, dalle ore 18:30.
Incontro con i fotografi Angelo Lanza e Silvia Tenenti.
(mostra visitabile fino al 19 dicembre)

CONVEGNO
Sabato 15 Dicembre dalle ore 15 in avanti, con i relatori:
Daria Bonera (agente di fotografi, titolare della Daria Bonera Agency);
Mara Campana (responsabile della Didattica del CFP Riccardo Bauer, Milano);
Sandro Iovine (critico e giornalista, direttore de Il Fotografo);
Roberto Mutti (critico e giornalista, collaboratore de La Repubblica).
Modera Marco Capovilla (fotografo, presidente di Fotografia & Informazione)


POLIFEMO
La Fabbrica del Vapore
Via Procaccini 4 - 20154 Milano
info@polifemo.org
www.polifemo.org
Tel. 02.36521349

(estratto dal comunicato stampa)

Instagram è una terribile peste oculare...

Da qualche giorno ci rimugino sopra e stamattina il titolo di questo post è apparso come stato sulla mia bacheca di Facebook. Un sassetto gettato nello stagno del fotografico per vedere quante circonferenze riusciva a fare. Al momento sono 77 i commenti, incluse le mie repliche. Un bello scambio d'idee, non così consueto su FB, almeno per me.

Certamente, mi rendo conto che l'affermazione è iperbolica, ma proprio per questo forse aiuta a mettere in chiara luce uno dei temi caldi del momento, almeno per chi si interessa del fotografico e dintorni.

La questione è complessa e quindi immagino che ci tornerò sopra in altri successivi post, tuttavia tre punti iniziali proverò a fissarli, anche nella speranza di avviare una discussione fertile con i contributi di chi sta leggendo queste righe.

Punto primo. Instagram impone agli utenti un formato di pubblicazione. La scelta è caduta sul formato quadrato. Nobile formato fotografico che richiama l'epoca delle Rolleiflex proseguita in seguito nel mito di Hasselblad e infine della Polaroid. Quest'ultima è però la vera fonte del formato, perché l'instantaneità richiamata nel nome del social network intende porre l'accento non sulla velocità dei tempi d'otturazione, ma sulla immediatezza della fruizione (oggettuale e personale per Polaroid, virtuale e condivisa per Instagram).

Punto secondo. Instagram impone agli utenti l'uso di uno smartphone. Questo vincolo, monomarca fino a poco tempo fa (la famosa mela bacata...), ora è "aperto" ad altri competitor. Esclusi invece tutti gli utenti di Internet da postazioni fisse. Una scelta non innocente, cuore stesso di una politica di marketing per rendere "essenziale" la connessione mobile, con tutte le sue conseguenze sociali ed economiche.

Punto terzo. Instagram "favorisce" l'uso di filtri preconfezionati per rendere "artistiche" le istantanee appena scattate. Pochi gesti e la compulsione di scatto diventa immagine compiuta, con una sua estetica, in generale "vintage", che dovrebbe fare il miracolo di trasformare un gesto in un'immagine apprezzabile. Stavamo ancora discutendo di come Photoshop alteri le procedure del fotografico e con Instagram quel software viene consegnato al passato, sostituendolo con una omogeneizzazione visiva senza precedenti.

L'insieme dei tre punti già configura un programma d'azione che non è solo tecnologico (vedi il caso similare dei social network come Flickr o Tumblr), ma diventa estetico e ideologico. Per ora mi fermo qui e lascio a futuri post lo sviluppo di questi temi, unito a quello fondamentale del passaggio d'epoca dalla esibizione di  singole o serie di fotografie al loro flusso ininterrotto a centinaia e migliaia sulla rete.

Una peste oculare terribile si aggira quindi per il mondo, il ceppo virale è fortissimo, ma il mio ottimismo mi spinge a pensare che sia possibile isolarlo e preparare un vaccino che ci restituisca una libertà ancora maggiore, senza nostalgie per il passato e senza falsi moralismi consolatori.

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Contemporary Photobox is open!

L'inaugurazione di Contemporary Photobox è andata oltre le mie aspettative. La presenza di tanti cari amici, la validità delle opere esposte, il luogo molto suggestivo, l'accoglienza perfetta: tutto ha contribuito a rendere la serata davvero riuscita, di quelle da incorniciare nella memoria.

Come al solito, ecco di seguito alcuni appunti per gli occhi dedicati all'evento.















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Il nuovismo politico tra Instagram e Renzi


@matteorenzi: http://web.stagram.com/p/292770360318091680_216150
Devo dire che accolsi la notizia della "discesa in campo" di Renzi con una risata. Non ce lo vedevo proprio come Presidente del consiglio uno con il suo forte accento fiorentino e la sua immagine così "televisiva" da sembrarmi più adatta al mestiere di comico (che sia chiaro considero alla pari di ogni altro). Ora però, a forza di sentirlo criticare da sinistra per quello che fa e dice e per come lo fa e dice e invece leggerne gli elogi da destra (arrivo persino a pensare che Berlusconi attenda in realtà di sapere se dovrà affrontare Renzi, prima di decidere se candidarsi o meno) il mio istintivo bastiancontrarismo si va eccitando. Evidentemente quel toscanaccio, volente o nolente, sta davvero sparigliando le carte sul tavolo della partitica (ché la politica è cosa ben più nobile di questo letame in cui siamo immersi negli  ultimi due decenni). Per cui in bocca al lupo a Renzi e a tutti noi e chi vivrà vedrà.

Detto questo, e tornando all'aspetto fotografico della questione, sottoscrivo le analisi estetiche sul sistema iconografico di Instagram come quella recente di Michele Smargiassi. Da tempo anch'io scrivo del "pittorialismo di ritorno" che invece di rifarsi alla pittura dei secoli passati si rifà alla storia della tecnologia fotografica. Tuttavia la piattaforma in sè è oggi un "social media" (due parole che ormai sono di gran moda e di cui non si potrà fare a meno per un bel po' mi sa...)  che connette un numero crescente di persone con caratteristiche molto precise: posseggono ed usano uno smartphone (quelli della prima ora, e i loro epigoni, usano iPhone, quelli dell'ultimo minuto, e attenti al budget, Samsung & c.), sono in maggioranza nella fascia dei trenta-quarantenni e lavorano, o ambirebbero a farlo, in modalità "smart" (quasi come nell'incipit di una vecchia canzone cantata da Patty Pravo: "oggi qui, domani là"...). Sono inoltre "camerafonino dipendenti". Queste persone possono tra l'altro persino decidere di andare a votare, anche a quella parodia elettorale che sono le Primarie del PD. Mi sembrano elementi sufficienti perché Instagram sia considerabile "il nuovo che avanza", non certo nei termini estetici delle singole fotografie, del tutto attardati come si diceva, ma nella instantaneità del flusso, nella modalità "mobile" di produzione e condivisione, e nell'iconocentrismo del messaggio (Twitter sta a Instagram, come il telefono alla videochiamata).

Concludendo, Instagram mi appare come uno strumento contraddittorio, al tempo stesso con la testa immersa nel passato e con il corpo in corsa nel futuro. Per ora così è e chi lo vuole usare per scopi politici ed elettorali così lo usa. Al tempo della TV in bianco e nero c'era poco da sindacare sulla arretratezza estetica di quel mezzo e sulle Tribune elettorali grigiastre (l'antico) rispetto a quelle che arrivarono in seguito tutte rutilanti di colori (il nuovo che avanzava)...


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