La zia di Perpignan

©2008 Fulvio Bortolozzo - serie Scene di passaggio (Soap Opera).
"Si è concluso anche quest’anno il Festival di Perpignan. Ci siamo andati anche quest’anno, con la stessa voglia che abbiamo quando facciamo alla zia gli auguri di Natale. Però alla zia si vuol bene."

Inizia così l'articolo di Renata Ferri pubblicato oggi su Il Post e intitolato: "Festival del fotogiornalismo: un bilancio amaro" che suggerisco vivamente di leggere.

Conosco Renata e ne apprezzo molto la competenza, anche perché è inseparabilmente legata alla notevole carica umana ed etica che mette in tutto ciò che dice e fa. Per questo motivo, non dubito del ritratto deprimente che ci propone sulla manifestazione, ma più ancora sulla qualità in generale dei progetti partecipanti (ovviamente, con delle eccezioni che segnala in una sua personale galleria).

Pare proprio che il mondo del fotoreportage sia messo male, ridotto com'è a produrre in gran parte lavori stereotipati e ripetitivi che si affidano all'eccessivo trattamento digitale della traccia ottica per raggiungere forza comunicativa. Con il deprecabile risultato che le immagini si caricano di nuvolosità da fine del mondo, i dettagli si moltiplicano fino al surreale grazie ad un uso "fumettistico" dell'HDR, i ritratti, specie in interni, affondano in nerumi senza fine e i soggetti finiscono per assomigliarsi da un luogo all'altro, da un dramma all'altro, da un anno all'altro. Risultato: il livellamento più noioso; il contrario esatto di ciò che si auspicherebbe dal giornalismo fotografico.

Forse il recente caso del Premio Pesaresi 2012, di cui scrivevo nel post precedente e sul quale si è aperta anche una interessante discussione sul blog di Michele Smargiassi, trova una sua logica proprio nel clima respirato da Renata a Perpignan.

A fronte di questo stato di cose, Renata ha un moto di nostalgia per i grandi autori del passato, riconoscibili per il loro modo di pensare alle cose e non per un qualche effetto in più. Comprensibile e condivisibile. Io stesso non smetto di avvicinarmi e riavvicinarmi continuamente alle opere di autori in cui mi riconosco e cerco di imparare da loro ogni volta tutto quello che posso capire. Come diceva Italo Calvino: "Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire"; e così sono le serie fotografiche degli autori migliori.

Temo però vada preso atto che le grandi individualità del passato non si rinnovano automaticamente nelle generazioni successive, lo vediamo un po' in tutti campi. Per di più i tempi sono molto cambiati, i modelli di produzione e distribuzione sono in profonda crisi e si moltiplicano nuove tecnologie hardware e software sempre più fluide e invasive. Nel cambiamento ci metto anche l'approdo al livello universitario dell'istruzione fotografica e la rete di manifestazioni e premi in costante crescita.

Tutto questo obbliga a ripensare un possibile fotogiornalismo contemporaneo, mantenendo saldi alcuni paletti fondamentali, tra i quali collocherei l'imprenscindibilità del lavoro primario sul campo per la raccolta delle informazioni e la realizzazione delle fotografie, oltre al completo controllo del fotogiornalista (con la conseguente responsabilità deontologica) su quanto viene mostrato nelle sue fotografie.

Infine uno spunto. Ritengo che lo "stile documentario" di evansiana memoria, possa essere una buona base di partenza teorica per cercarne uno contemporaneo altrettanto efficace e indipendente dalle mode del momento.

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Pesaresi 2012: Viaggio dentro un monitor

Mi giunge notizia che Giorgio Di Noto (classe 1990) ha vinto l'edizione 2012 del Premio Pesaresi al SI Fest di Savignano sul Rubicone con il progetto The Arab Revolt.

Scorrendo le immagini in bianco e nero inserite sul blog dell'evento l'occhio cade subito sull'inconfondibile "bordo Polaroid" e mi trovo a pensare alla bizzarria modaiola e snob di fare un fotoreportage con quel materiale lì, oggi esistente solo come noiosa cornicetta virtuale o "impossibile" replica instabile (The Impossible Project, appunto), ma vabbè, proseguo...

Le motivazioni del premio conferito da una giuria presieduta da Denis Curti, direttore della sede milanese dell'Agenzia Contrasto, sono le seguenti:

Per la sua intrinseca capacità di restituire il senso di contemporaneità della fotografia. Per l’ottima capacità di edizione e selezione, per l’omogeneità e la coerenza del progetto. Per aver utilizzato il linguaggio fotografico al meglio delle potenzialità tecnologiche odierne.

Le motivazioni mi incurioscono molto e quindi procedo nello scorrimento di immagini e testi fino a che non arrivo qui:

Di Noto ha deciso di utilizzare il materiale presente nella rete e, dopo avere visionato centinaia di video amatoriali e canali di web tv locali ed esteri, ha scelto i fotogrammi più significativi e li ha rifotografati dal proprio monitor.

 Un tonfo. Lo sento distintamente anche se solo dentro di me. Ma come? Un premio di fotoreportage dedicato a Marco Pesaresi viene dato ad un autore che si è comodamente seduto davanti ad un monitor ed ha visionato materiali di altri, scegliendo e rifotografando ciò che faceva al caso suo con una camera Polaroid? L'unico rischio che deve aver corso è stato forse quello di bere troppi caffè o dormire meno del dovuto. L'unica conoscenza che ha avuto di quei luoghi e quegli esseri umani è solo qualche loro immagine mediata da chissà chi.

Sempre più incuriosito, quando sento in me i sintomi dell'irritazione penso che comunque qualcosa di interessante da capire deve pur esserci in ciò che mi sta alterando, vado sul sito di Giorgio Di Noto e trovo il progetto in questione. Scorrendo le immagini e leggendo il testo comprendo che l'irritazione che provo va rivolta verso la giuria del SI Fest e non verso l'autore. Di Noto difatti si è formato alla fotografia studiando presso una valida scuola e segue il corso di Filosofia alla Sapienza di Roma. Quindi il suo talento si esprime all'interno di un modello accademico solido e riferito al filosofico che, insieme al semiologico, all'antropologico e al sociologico, compone un sistema di riferimento progettuale altamente produttivo già da molto tempo in campo artistico.

Se Di Noto avesse vinto un premio di un'istituizione d'arte contemporanea o anche di fotografia, ma non riferita al fotoreportage, non vi troverei proprio nulla da eccepire. Anzi, complimenti sentiti perché questo lavoro è decisamente ben condotto. Ma che si possa premiare un lavoro fatto a tavolino su immagini mediatiche prodotte da altri in un concorso per giovani fotoreporter, mi pare il segno deprecabile di una grave confusione culturale e, aggiungerei, di una volontà di cavalcare qualsiasi tigre purché vincente e convincente. Non mi pare difatti proprio questa la via per uscire dall'impasse e ridare senso al giornalismo fotografico. Al massimo, premiare progetti come quello di Di Noto serve a dichiarare ufficialmente la definitiva separazione tra produttori e fabbricatori di fotografie: i primi forniscono materiale grezzo, e gratuito; i secondi manipolano quel materiale per applicarvi il significato desiderato.

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Le fotografie sarebbero mute

©2009 Fulvio Bortolozzo - dalla serie Appunti per gli occhi.
(...) ne approfitto per visitare alcune mostre, in particolare quella su una serie di fotografie apparse sulla stampa mondiale nel corso del 2007.

Molte di queste fotografie sono belle, alcune commoventi; ma se ci dicono tutte qualcosa non è forse perché abbiamo già sentito parlare di ciò che ci fanno vedere? Cosa ci mostrano in realtà? Un soldato americano stremato che si asciuga la fronte in Afghanistan, un combattente del PKK che avanza con circospezione nella foresta a nord dell'Iraq, una folla rabbiosa in Kenya, Putin, all'epoca presidente della Russia, con la sua maschera impassibile e il suo sguardo freddo... Non ci insegnano niente: illustrano, ma solo ciò che sappiamo già, ribadiscono.

La didascalia che compare sotto ognuna di loro ci comunica un'informazione che abbiamo già in mente e, se non ci fosse, le fotografie sarebbero mute.

Marc Augè
da Carnet de route e de déroutes (Per strada e fuori rotta), 2010.

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Il Manifesto dei ComunAndi

Una foto per Ando, "Doppia Camera", Fulvio Bortolozzo, 2012.



Dopo aver mandato una mia fotografia per il previsto slide-show, non potei poi partecipare alla giornata dedicata ad Ando Gilardi del 22 luglio scorso, organizzata a Ponzone  (AL). Mi dicono che l'evento fu un successo e non ne dubitavo, visto l'entusiasmo che sapevo vi stava mettendo un mio amico di quelle parti: Andrea Repetto. Ora ricevo da lui, e sottoscrivo con vero piacere, il Manifesto in dodici punti che venne riproposto per l'occasione.

I ComunAndi

 1) Sono lavoratori e studenti: senza distinzioni di genere e di credo.

 2)  Usano la luce come materia prima, ma non sono solo fotografi.

 3) Schiacciano il bottone, ma fanno anche il resto.

 4) Conoscono molto bene la storia dell'evoluzione dei procedimenti per fabbricare immagini, dalla Preistoria a oggi... e oltre.

 5) Distinguono l'immagine unica da quella multipla.

 6) Usano le istantanee come nodi al fazzoletto estremamente utili, ma prendono anche appunti scritti.

 7) Sono artisti, ma solo quando hanno venduto.

 8) Si divertono, ma anche si arrabbiano.

 9) Non si prendono sul serio.

10) Posti dal Sistema dinnanzi all'umiliante alternativa di diventare adulti come tutti gli altri o di rimanere bambini, scelgono la seconda.

11) Sanno che la fotografia di un'ingiustizia o di un crimine da sola non può provare nulla, ma diverse fotografie prese da tanti apparecchi diversi, in diversi momenti, della stessa ingiustizia e/o crimine, sì.

12) Prendono la fotografia a chi non ha più niente solo se, con il suo consenso, può essere veramente utile.

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I ponti di Gerry

All'inizio fu Gerry Di Fonzo.
Domenica 8 settembre 2012, dal mattino al tardo pomeriggio, su tutti e dieci i ponti che attraversano il Po tra Moncalieri e San Mauro Torinese, incluse le passelle pedonali, appaiono dei cavalletti con diverse fotografie in bianco e nero di formato panoramico. Sulle fotografie si vedono i ponti stessi, ripresi da Gerry. Le postazioni sono all'inizio di ogni ponte, ma essendo otto i possibili "inizi" (quattro a livello stradale e quattro a livello del fiume) la visita di questa mostra sui generis (un flash-show potremmo dire) diventa una sorta di caccia al tesoro (dove saranno stavolta le foto?).

Il senso dell'operazione è nel titolo "Un'altra via è possibile". Ponti quindi intesi come possibilità, e speranza, di collegamento, come volontà di superamento delle divisioni. Uno dei rari manufatti umani concepito anche per dare una chance alla pace.

Non li ho visti tutti, ma sei su dieci sì. Così ho voluto a mia volta interagire, entrare nel gioco di Gerry e costruire un'ulteriore relazione fotografica tra il suo lavoro e il luogo da cui è stato tratto, lanciando un altro tipo di ponte quindi, di natura concettuale. Il risultato è qui di seguito. Come al solito, commenti più che graditi.

Ponte Umberto I





Ponte Isabella







Ponte Balbis





Ponte Vittorio Emanuele I











Ponte Regina Margherita





Passerella Cialis







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CONTEMPORARY PHOTOBOX

La BAM Biennale d’Arte Moderna e Contemporanea del Piemonte ha una precisa finalità, in decisa controtendenza rispetto alla “biennalite” caratterizzante la scena artistica contemporanea nell’era della globalizzazione. Il nostro obiettivo è quello di valorizzare l’arte e la creatività piemontese, dal secondo dopoguerra ad oggi, secondo un percorso che, ad ogni scadenza, si indirizza verso aree diverse di analisi storica e contenutistica.

La quinta edizione della BAM, dal titolo BAM Piemonte Project 5 - Contemporary Photobox si svolge a Chieri, in una sede importante ed originale anche da un punto di visto architettonico e della salvaguardia della cultura del territorio come l’Imbiancheria del Vajro. Il nostro obiettivo si sposta a cogliere l’evoluzione di una linea stilistica legata all’uso delle tecnologie, quindi fotografia, video ed immagine digitale, con l’invito esteso a molti dei più significativi autori del panorama piemontese attivi negli ultimi trent’anni

(...) dagli anni Ottanta, punto di origine di questa selezione, le figure del fotografo “puro” e dell’ ”artista fotografo”, tendono a sovrapporsi in maniera da risultare, finalmente, indistinguibili, in modo da annullare il confine tra immagini “alte” e “basse”, ed ottenere efficaci sconfinamenti nell’ambito della moda, della pubblicità, della cronaca, così come del reportage. La fotografia, l’immagine digitale, il video non vengono adoperati, come quasi sempre avveniva in Italia negli anni Novanta, in un’ottica di appiattimento sul reale, ma per condurre l’interiorità del singolo autore a stabilire un rapporto empatico con l’esterno, in una dimensione spesso rarefatta ma non per questo meno efficace, dominata dalla volontà di narrare, di evidenziare l’aspetto simbolico di quanto è al tempo stesso dentro e fuori di noi, privilegiando una poetica del frammento come elemento atto a gettar luce sulla complessità del reale.

I ventotto autori invitati coprono un ventaglio di esperienze estetiche ampio e variegato, in grado di testimoniare la pluralità delle posizioni, ma anche alcuni dati ricorrenti, come l’attenzione alla poetica del corpo, lo sguardo rivolto a frammenti significativi della dimensione domestica e del paesaggio naturale, così come verso i nuovi scenari metropolitani creati, soprattutto a Torino, dai profondi rivolgimenti della struttura urbana. Altre tematiche presenti si indirizzano verso i temi della memoria , della denuncia sociale e politica, del disagio e dell’emarginazione sociale.

L’attività degli artisti presenti in
Contemporary Photobox manifesta un forte radicamento, come è giusto sia dati i presupposti dell’evento, nel territorio piemontese ed in zone limitrofe quali la Lombardia, ma evidenzia anche un’esperienza maturata in una dimensione internazionale, sia dal punto vista espositivo che in merito a frequenti soggiorni di lavoro e formazione .

(estratto dal comunicato stampa)




 




BAM PIEMONTE PROJECT 5 - CONTEMPORARY PHOTOBOX

Inaugurazione: Venerdì 5 ottobre 2012, dalle ore 18:30.

Luogo : Imbiancheria del Vajro, via Imbiancheria 12, Chieri (TO).

Durata: fino al 28 ottobre

Orario: dal lunedì al venerdì 16.:0-19:00, sabato e domenica 10:30-12:30  16:00-19:00.
(in settimana, su prenotazione, visite per gruppi e scuole)
Organizzazione : hakassociatiartecontemporanea.

Direttore Artistico : Riccardo Ghirardini.

Curatore : Edoardo Di Mauro.

Artisti :
Maura Banfo, Fulvio Bortolozzo, Marina Buratti, Giulia Caira, Ferruccio D'Angelo, Willy Darko, Monica Carocci, Claudio Cravero, Roberta Fanti, Silvia Fubini, Theo Gallino, Beppe Giardino, Francesca Maranetto Gay, Fabio Marchiaro, Plinio Martelli, Stefano Martino, Paolo Minioni, Riccarda Montenero, Giordano Morganti, Aaron Nada, Enzo Obiso, Simona Rapello, Turi Rapisarda, Daniele Ratti, Paola Risoli, Gianluca Rosso, Eraldo Taliano, Natale Zoppis.

Patrocinio : MIBAC Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Piemonte, Comune di Chieri.

Info :
+39 349.466.5091
hakassociati@gmail.com
biennaledelpiemonte@gmail.com

Comune di Chieri Servizio Promozione
del Territorio ed Attività Culturali
tel. +39 011 9428440
fax +39 011 9470250
sgaretto@comune.chieri.to.it
www.comune.chieri.to.it

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Lungo questo sentiero

Corsi e workshop di fotografia 2012-2013
Bene, come cantavano i Righeira, "l'estate sta finendo" e con essa il  periodo dell'anno nel quale mi dedico con maggiore continuità ed intensità al ripensarmi. Il prossimo ottobre ricomincio a insegnare. Odore di matite temperate nell'aria. Ricordi infantili. Il giorno di San Remigio, tra un mese esatto, mi vide scolaro e poi studente. Tutto cambia, ma ottobre resta per me il mese nel quale un ciclo si riapre, più ancora del passaggio di fine d'anno.

Anche quest'estate quindi mi sono posto il problema di cosa avrei insegnato dal prossimo autunno. L'ambito didattico resta sempre quello fotografico, ma questo settore vive un'evoluzione sempre più rapida e nascono ormai ogni mese nuove offerte formative di ogni genere e livello, anche di quelli più deprimenti purtroppo. Io stesso mi evolvo e conquisto nuove consapevolezze o almeno così penso. Ecco una prima cosa che posso continuare ad insegnare, o almeno provarci: il dubitare. Un dubitare operativo, creatore di fatti, non certo paralizzante. Con il dubbio si possono mettere in crisi certezze apparenti e dare ascolto alle parti meno conosciute della nostra psiche. Come conseguenza, l'orientamento dei miei corsi e workshop (in)seguirà l'espressione personale nel fotografico, considerandola il vero baricentro culturale e professionale. La crescente diffusione di un fotografare stancamente ripetitivo, tutto fatto di filtri preconfezionati (apps...) ed esibizionismo web, così come l'incapacità di rinnovamento dei clichè nell'immaginario professionale e "artistico" rendono urgente un'attenzione profonda ai motivi primi che spingono una persona a schiacciare il bottone di una fotocamera. Un'indagine che nel suo farsi può costruire pratiche fotografiche liberanti e positive. Un discorso che partendo dal fotografare può coinvolgere la percezione visiva e con essa lo stare al mondo di ciascuno.

Con questo intento programmatico in testa, sto riformulando la didattica. Per primi arrivano COMINCIARE BENE e I COLORI DELLA CITTÀ. Il primo è un corso base tutto orientato alla fotografia espressiva. Chi sente il desiderio di realizzare immagini personali, ma è intimorito dalla tecnica fotografica potrà farsi accompagnare alla conoscenza di quanto gli serve per avviarsi nella giusta direzione. Il secondo riprende invece un titolo a me caro, perché fu quello del primo corso che avviai e che fu frequentato nel tempo da persone di notevoli qualità umane, con molte delle quali sono tuttora in rapporti d'amicizia. Ora è strutturato come un corso orientato ad usare le uscite notturne negli spazi urbani come esercizio fondamentale dal quale far scaturire domande, consapevolezze, acquisizioni espressive e concettuali. La notte, come un teatro del pensare, nel quale mi muovo sempre più a mio agio.

Nel tempo arriveranno le restanti offerte, ma tutte orientate all'espressività. Nel tentativo di farla crescere, di darle una posizione centrale e con essa di influenzare positivamente l'esistere di chi vorrà camminare con me lungo questo sentiero.



 COMINCIARE BENE
Corso base di fotografia

 I COLORI DELLA CITTÀ
Corso di fotografia notturna
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