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Visualizzazione dei post da Giugno, 2012

Brandelli di tempo andato

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Ci sono ore della notte nelle quali i passi risuonano sul selciato. In quelle ore lì c'è calma. Una sospensione del tempo, o almeno un suo rallentamento così evidente, da far riposare lo spirito. Ogni incontro sembra più prezioso, forse unico. Ogni rumore annuncia qualcosa o ricorda qualcosa d'altro. Sono questi i momenti che preferisco quando sento il bisogno di stare ad ascoltarmi. Non ci sarebbe bisogno di niente, ma portarsi a spasso un treppiede allungato sulle spalle con sopra una fotocamera, dà la sensazione di essere lì per qualche motivo. Conferisce dignità e serietà al vuoto nel quale ci si immerge. Poi tutto tornerà normale, il corso delle cose riprenderà il sopravvento. Oltre al ricordo, una fotografia, forse due. Brandelli di tempo andato.

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CONFINI 10: ben sei autori selezionati.

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Devo subito dire che questa decima edizione di CONFINI mi pare contenga un salto di qualità evidente sia nella validità dei partecipanti alle selezioni sia, di conseguenza, nella scelta dei ben sei autori che verranno esposti nel circuito nazionale della rassegna. L'auspicio è che questo possa essere l'inizio di una tendenza in costante crescita nel variegato mondo dell'autorialità italiana. Un movimento verso una sempre maggiore ampiezza di proposte portate ciascuna al massimo livello progettuale possibile dai loro autori, nel segno di una rinnovata volontà di contribuire alla migliore produzione della fotografia contemporanea internazionale.

Di seguito il comunicato ufficiale.


Sono concluse le consultazioni per la selezione degli autori che parteciperanno alla 10ª edizione di Confini (www.confini.eu) , rassegna italiana sulla fotografia contemporanea, che vedono 3 autori scelti fra i 128 progetti presentati dal bando pubblico e 3 fra quelli presentati dai curatori nazi…

Fotografare la detenzione

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Una settimana fa si è inaugurata alla Galleria FIAF di via Santarosa a Torino la mostra finale del contest fotografico ideato dall'Associazione Culturale Interno4  insieme con la Società Fotografica Subalpina intitolato Detenzioni. Per conoscere i dettagli dell'iniziativa, basta cliccare sui relativi link ipertestuali.
In sintesi, si è chiesto ai partecipanti di realizzare un massimo di cinque fotografie scegliendo come riferimento espressivo uno dei testi scritti da persone detenute e leggibili QUI.
Alla mostra si possono vedere le opere selezionate dalla giuria, una per ciascun autore, oltre alla serie di cinque risultata vincente quella di Augusto Bertini. Ogni lavoro è accompagnato da una breve didascalia contenente un estratto del testo preso a riferimento per realizzarlo, questo per dare modo al pubblico di potersi formare una prima possibile idea sulla relazione tra testi e immagini.
 A completare l'evento inaugurale, oltre agli interventi di rito, c'è stato un…

Fabrizio Amort su Camera Doppia.

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Mole 150, un recente progetto di Fabrizio Amort,  arriva su questo blog. Da oggi ospiterò ogni tanto progetti di fotografia, con particolare attenzione agli autori esordienti o meno conosciuti, ma non solo. Come nella consuetudine del mio operare, a guidarmi nella selezione di quanto verrà pubblicato sarà solo l'interesse che proverò per il lavoro stesso, senza alcuna considerazione per il curriculum, l'età dell'autore o le appartenenze a questa o quella corrente artistica.

Nelle terre desolate

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L'ex Manifattura Tabacchi è un complesso industriale che venne edificato nella seconda metà del Settecento, quindi è in assoluto il primo mai apparso a Torino. La sua lunga storia sopravvive oggi a stento anche per l'interesse, seppur squattrinato, che dimostrano l'Università e parte del mondo culturale locale. Su questa linea si muove il programma estivo curato da Lorena Tadorni e Karin Gavassa che prevede di occupare fino al 22 luglio alcuni degli spazi dismessi con due mostre e vari altri eventi.


Nella mostra fotografica "Terre gaste" (traducibile come "terra desolata")  vengono esposte alcune opere di cinque (Federico Botta, Fabrizio Esposito, Rosalia Filippetti, Gianni Fioccardi, Giulio Lapone) degli ormai numerosi autori che danno gambe a "Il futuro del mondo passa da qui", un notevole progetto di osservazione multimediale di lungo periodo di una delimitata, e fortemente degradata, area fluviale torinese.
A mio avviso, gli spazi dilatati …

Valeva la pena di farlo?

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se c'è bisogno di esprimere pubblicamente un giudizio negativo, di solito la miglior stroncatura è il silenzio. È però vero che per gli editori una recensione negativa, non importa quanto negativa, è sempre meglio di niente. È un punto di vista basato su considerazioni economiche, ma anche più seriamente fondato: una recensione negativa implica di solito, se non altro, che le questioni sollevate dall'opera sono importanti. L'assenza di recensioni implica invece l'aspetto peggiore: la noia.

(...)

Se si decide però di scrivere o parlare in termini critici, il primo obbligo è la chiarezza. Molta critica sembra basarsi sull'idea sbagliata che, poiché l'arte è misteriosa, deve esserlo anche la critica. Ma critica e arte non sono sinonimi. Il critico deve chiarire il mistero dell'arte senza distruggerlo;

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Ma ammesso che il critico scriva più lucidamente che può, di quale argomento deve scrivere? Henry James ha proposto tre semplici ma appropriate doma…

Un contesto di scene e situazioni

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Le immagini sono mediazioni tra l'uomo e il mondo. L'uomo "ex-siste", cioè non ha accesso immediato al mondo, le immagini sono destinate a rendere il mondo accessibile ed immaginabile per l'uomo. Ma anche così facendo, si frappongono tra l'uomo e il mondo. Dovrebbero essere mappe e diventano schermi: invece di presentare il mondo all'uomo lo rappresentano, mettono sé stesse al posto del mondo, sino al punto che l'uomo vive in funzione delle immagini che ha prodotto: non le decifra più, ma le proietta di nuovo nel mondo "esterno" senza averle decifrate. Il mondo diventa "a somiglianza" delle immagini, un contesto di scene e situazioni.

Vilém Flusser,
da Per una filosofia della fotografia (1983).

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H prigioniero di CB

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Di recente ho ritrovato un vecchio amico: Henri. Ci eravamo incontrati di sfuggita una sola volta a Parigi, grazie ad un altro mio carissimo amico, nella sua Fondazione a Montparnasse. Lui già molto anziano io ancora troppo giovane, di spirito più che d'età. Non ne seppi approfittare, come in tante altre occasioni. Un modo come un altro per collezionare occasioni perdute. Devo dire che purtroppo all'epoca un poco diffidavo di lui. Tutte quelle sentenze a sua firma che si trovavano ovunque mi irritavano: momenti decisivi, allineamenti ocularmentalcardiaci, ecc. In realtà la sua sarebbe la storia di una mente libera che si è andata riempiendo in gioventù di grandi suggestioni d'arte. Dalle frequentazioni surrealiste ai ripassi storici nelle sale del Louvre. L'incontro fortuito con una macchina fotografica esposta in una vetrina della Canèbiere trasformò Henri in un portatore sano del virus surreale contenuto nello spazio ottico. Dicevo sarebbe perché le mostre che conti…

SP 67 un fotolibro oscuro

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Ricevo cortesemente dall'autore una copia della sua opera prima editoriale intitolata SP 67 La strada della tramontana scura. In cambio non mi si chiede nulla, se non di sfogliarla e poi, semmai, dimenticarla. Con questo atteggiamento, aperto e modesto, certamente Roberto Schena si è guadagnato il mio rispetto. In tempi di Vanitas imperante sono davvero rare le persone che, pur nella necessità di promuoversi, accettano l'incognita dei pareri non "telefonati" e "amichevoli". In questo senso mi sento in dovere di portare un contributo di riflessione che spero possa essere positivo per lo sviluppo della sua attività artistica.

Devo subito dire che l'opera di Schena mi mette a disagio. Proprio per questo motivo ho preferito trattenermi dal rigettarla. Anche quando fotografo luoghi, una sensazione di sottile inquietudine è spesso fonte di una buona possibilità di ottenere un'immagine inattesa, e forse in parte ancora sgradita, ma certamente molto intrig…

Come in una cura omeopatica

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La fotografia ha disegnato un crinale dove da una parte precipitano gli eventi e dall'altra si distende il falsopiano del senso.

Da questa consapevolezza ha origine quella perdita di interesse per il classico "momento decisivo" di bressoniana memoria, mentre l'attenzione viene rivolta ai tempi lunghi che mettono in evidenza le strutture, le costanti, le matrici comportamentali che indirizzano inesorabilmente il nostro sguardo.

Come in una cura omeopatica, dove col simile si tenta di cacciare il simile, è la stessa fotografia a provocare un tipo di consapevolezza nuova, capace di decongestionare lo sguardo, dopo averne provocato la congestione.

Franco Vaccari,
da Fotografia e inconscio tecnologico (1979)

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