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Visualizzazione dei post da Maggio, 2012

Ancora sulle "buone" fotografie

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La fotografia è uno strumento così vario di comunicazione visiva che cercare di stabilire regole precise per fare "buone" fotografie è ridicolo e insulso come dire a un pittore in che modo si crea un buon quadro. Chi è tanto infallibile da poter decidere se Rubens è "migliore" di Renoir o Cézanne è "superiore" a Van Gogh? Lo stesso nella fotografia: chi può dire se Avedon è migliore di Mill o se Weston è superiore a McCombe?

Non è difficile rendersi conto che i fotografi originali e dotati di uno stile proprio — coloro che "creano" in fotografia —si differenziano l'uno dall'altro. Ma nessuno può dire che un dato fotografo è "migliore" di un altro. Se una fotografia dice qualcosa a chi la guarda, se rivela immaginazione, se ha un significato, se suggerisce un'idea o esprime una sensazione, allora è certamente una "buona" fotografia e colui che l'ha fatta è un buon fotografo. Se una fotografia, invece non espri…

In un determinato modo

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Non riesco a convincermi che l'obiettivo fotografico veda in modo diverso dall'occhio umano. Forse vede peggio, essendo immobile, ma quel che l'obiettivo ci restituisce è quanto noi stessi siamo in grado di vedere. La lastra dietro la lente, diversamente dalla nostra retina, fissa le immagini e di esse i fotografi se ne servono per scopi ed usi diversi. È un problema che riguarda i fotografi, ma costoro, a somiglianza dei pittori, possono insegnarci a vedere determinate cose o in un determinato modo.

Alfred Döblin,
dalla prefazione alla prima edizione di Antlitz der Zeit di August Sander (1929).
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L'Aranda alla Koch

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Come ho già avuto modo di scrivere sul blog Fotocrazia dell'amico Michele Smargiassi, penso che l'intervento di Roberto Koch, fondatore e direttore dell'Agenzia Contrasto, alla trasmissione "Quello che (non) ho" sia stata un'occasione perduta. Davanti alla parola FOTOGRAFIA, che campeggiava sulla scenografia dello studio, e in riferimento alla fotografia di Samuel Aranda, ultima vincitrice del World Press Photo, Koch legge un discorso in difesa della "buona fotografia" contro il diluvio di immagini nel quale siamo immersi. Peccato che proprio la fotografia di Aranda sia un'esempio deprimente di come si possa trasformare in "immagine diluviale", icona mediatica, una fotografia estratta dal, per altro encomiabile, lavoro di un fotoreporter.

Rispondendo ad una sollecitazione di Smargiassi, ho rivisto e corretto il discorso di Koch, non tanto per farlo aderire alle mie idee sulla questione, certamente più radicali, quanto per render(me)lo…

Andare a Rubiera

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Lo scorso sabato sono andato con la metà del mio cielo a Rubiera, piccola località tra Reggio Emilia e Modena. Più precisamente a L'Ospitale di  Sant'Antonio, un grande edificio cinquecentesco che un tempo offriva ricovero per una notte e un pasto caldo a pellegrini e viandanti. Nel  retro del chiostro, affacciato sui campi, si finiva di allestire il tendone da circo dove Paolo Rossi in questi giorni sta dando spettacolo. La giornata era calda, molto calda per la stagione, e l'ora del tramonto arrivava gradita sia per la luce attenuata sia per il leggero frescore. Una situazione piacevole quindi. Rafforzata dall'incontro inatteso con tre giovani fotografi dei quali stimo il lavoro e che per la prima volta conoscevo di persona. Anche ritrovare Guido Guidi è stato un piacere grande, oltre che per l'ammirazione che gli porto anche per l'amicizia con la quale sempre mi accoglie. Altro non c'è. Anzi sì: ho visto una piccola e deludente mostra allestita nella ca…

Quasi quasi mi faccio uno shampoo

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Ultimamente incontro fotografie con maggiore frequenza che nel passato recente. Nella vita "reale" intendo: quella delle mostre, delle fiere, dei festival. Sento come un senso di gonfiore intellettuale, mi pare di perdermi in tutto questo ribollire di immagini, intenzioni, dichiarazioni, visioni, attimi fuggenti e attimi in forte ritardo sui tempi. Troppe cose, troppe per una mente sola, pur curiosa e affamata di conoscenza. In tutto questo affollarsi di tracce ottiche pubblicate ed esposte, non vedo però una qualche direzione che non sia già stata indicata e percorsa da autori del passato. Forse perché non ho la fortuna di sbagliare porta ed entrare nella hall dell'hotel Canalgrande di Modena, come capitò a Mussini quando incontrò le prime opere di Luigi Ghirri nell'ormai sideralmente lontano 1972. Può darsi. Sta di fatto che mi assale una certa stanchezza. Forse, come cantava Giorgio Gaber, è ora che mi faccia uno shampoo..

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