Instagram è una terribile peste oculare...

Da qualche giorno ci rimugino sopra e stamattina il titolo di questo post è apparso come stato sulla mia bacheca di Facebook. Un sassetto gettato nello stagno del fotografico per vedere quante circonferenze riusciva a fare. Al momento sono 77 i commenti, incluse le mie repliche. Un bello scambio d'idee, non così consueto su FB, almeno per me.

Certamente, mi rendo conto che l'affermazione è iperbolica, ma proprio per questo forse aiuta a mettere in chiara luce uno dei temi caldi del momento, almeno per chi si interessa del fotografico e dintorni.

La questione è complessa e quindi immagino che ci tornerò sopra in altri successivi post, tuttavia tre punti iniziali proverò a fissarli, anche nella speranza di avviare una discussione fertile con i contributi di chi sta leggendo queste righe.

Punto primo. Instagram impone agli utenti un formato di pubblicazione. La scelta è caduta sul formato quadrato. Nobile formato fotografico che richiama l'epoca delle Rolleiflex proseguita in seguito nel mito di Hasselblad e infine della Polaroid. Quest'ultima è però la vera fonte del formato, perché l'instantaneità richiamata nel nome del social network intende porre l'accento non sulla velocità dei tempi d'otturazione, ma sulla immediatezza della fruizione (oggettuale e personale per Polaroid, virtuale e condivisa per Instagram).

Punto secondo. Instagram impone agli utenti l'uso di uno smartphone. Questo vincolo, monomarca fino a poco tempo fa (la famosa mela bacata...), ora è "aperto" ad altri competitor. Esclusi invece tutti gli utenti di Internet da postazioni fisse. Una scelta non innocente, cuore stesso di una politica di marketing per rendere "essenziale" la connessione mobile, con tutte le sue conseguenze sociali ed economiche.

Punto terzo. Instagram "favorisce" l'uso di filtri preconfezionati per rendere "artistiche" le istantanee appena scattate. Pochi gesti e la compulsione di scatto diventa immagine compiuta, con una sua estetica, in generale "vintage", che dovrebbe fare il miracolo di trasformare un gesto in un'immagine apprezzabile. Stavamo ancora discutendo di come Photoshop alteri le procedure del fotografico e con Instagram quel software viene consegnato al passato, sostituendolo con una omogeneizzazione visiva senza precedenti.

L'insieme dei tre punti già configura un programma d'azione che non è solo tecnologico (vedi il caso similare dei social network come Flickr o Tumblr), ma diventa estetico e ideologico. Per ora mi fermo qui e lascio a futuri post lo sviluppo di questi temi, unito a quello fondamentale del passaggio d'epoca dalla esibizione di  singole o serie di fotografie al loro flusso ininterrotto a centinaia e migliaia sulla rete.

Una peste oculare terribile si aggira quindi per il mondo, il ceppo virale è fortissimo, ma il mio ottimismo mi spinge a pensare che sia possibile isolarlo e preparare un vaccino che ci restituisca una libertà ancora maggiore, senza nostalgie per il passato e senza falsi moralismi consolatori.

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