Il nuovismo politico tra Instagram e Renzi


@matteorenzi: http://web.stagram.com/p/292770360318091680_216150
Devo dire che accolsi la notizia della "discesa in campo" di Renzi con una risata. Non ce lo vedevo proprio come Presidente del consiglio uno con il suo forte accento fiorentino e la sua immagine così "televisiva" da sembrarmi più adatta al mestiere di comico (che sia chiaro considero alla pari di ogni altro). Ora però, a forza di sentirlo criticare da sinistra per quello che fa e dice e per come lo fa e dice e invece leggerne gli elogi da destra (arrivo persino a pensare che Berlusconi attenda in realtà di sapere se dovrà affrontare Renzi, prima di decidere se candidarsi o meno) il mio istintivo bastiancontrarismo si va eccitando. Evidentemente quel toscanaccio, volente o nolente, sta davvero sparigliando le carte sul tavolo della partitica (ché la politica è cosa ben più nobile di questo letame in cui siamo immersi negli  ultimi due decenni). Per cui in bocca al lupo a Renzi e a tutti noi e chi vivrà vedrà.

Detto questo, e tornando all'aspetto fotografico della questione, sottoscrivo le analisi estetiche sul sistema iconografico di Instagram come quella recente di Michele Smargiassi. Da tempo anch'io scrivo del "pittorialismo di ritorno" che invece di rifarsi alla pittura dei secoli passati si rifà alla storia della tecnologia fotografica. Tuttavia la piattaforma in sè è oggi un "social media" (due parole che ormai sono di gran moda e di cui non si potrà fare a meno per un bel po' mi sa...)  che connette un numero crescente di persone con caratteristiche molto precise: posseggono ed usano uno smartphone (quelli della prima ora, e i loro epigoni, usano iPhone, quelli dell'ultimo minuto, e attenti al budget, Samsung & c.), sono in maggioranza nella fascia dei trenta-quarantenni e lavorano, o ambirebbero a farlo, in modalità "smart" (quasi come nell'incipit di una vecchia canzone cantata da Patty Pravo: "oggi qui, domani là"...). Sono inoltre "camerafonino dipendenti". Queste persone possono tra l'altro persino decidere di andare a votare, anche a quella parodia elettorale che sono le Primarie del PD. Mi sembrano elementi sufficienti perché Instagram sia considerabile "il nuovo che avanza", non certo nei termini estetici delle singole fotografie, del tutto attardati come si diceva, ma nella instantaneità del flusso, nella modalità "mobile" di produzione e condivisione, e nell'iconocentrismo del messaggio (Twitter sta a Instagram, come il telefono alla videochiamata).

Concludendo, Instagram mi appare come uno strumento contraddittorio, al tempo stesso con la testa immersa nel passato e con il corpo in corsa nel futuro. Per ora così è e chi lo vuole usare per scopi politici ed elettorali così lo usa. Al tempo della TV in bianco e nero c'era poco da sindacare sulla arretratezza estetica di quel mezzo e sulle Tribune elettorali grigiastre (l'antico) rispetto a quelle che arrivarono in seguito tutte rutilanti di colori (il nuovo che avanzava)...


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