Pesaresi 2012: Viaggio dentro un monitor

Mi giunge notizia che Giorgio Di Noto (classe 1990) ha vinto l'edizione 2012 del Premio Pesaresi al SI Fest di Savignano sul Rubicone con il progetto The Arab Revolt.

Scorrendo le immagini in bianco e nero inserite sul blog dell'evento l'occhio cade subito sull'inconfondibile "bordo Polaroid" e mi trovo a pensare alla bizzarria modaiola e snob di fare un fotoreportage con quel materiale lì, oggi esistente solo come noiosa cornicetta virtuale o "impossibile" replica instabile (The Impossible Project, appunto), ma vabbè, proseguo...

Le motivazioni del premio conferito da una giuria presieduta da Denis Curti, direttore della sede milanese dell'Agenzia Contrasto, sono le seguenti:

Per la sua intrinseca capacità di restituire il senso di contemporaneità della fotografia. Per l’ottima capacità di edizione e selezione, per l’omogeneità e la coerenza del progetto. Per aver utilizzato il linguaggio fotografico al meglio delle potenzialità tecnologiche odierne.

Le motivazioni mi incurioscono molto e quindi procedo nello scorrimento di immagini e testi fino a che non arrivo qui:

Di Noto ha deciso di utilizzare il materiale presente nella rete e, dopo avere visionato centinaia di video amatoriali e canali di web tv locali ed esteri, ha scelto i fotogrammi più significativi e li ha rifotografati dal proprio monitor.

 Un tonfo. Lo sento distintamente anche se solo dentro di me. Ma come? Un premio di fotoreportage dedicato a Marco Pesaresi viene dato ad un autore che si è comodamente seduto davanti ad un monitor ed ha visionato materiali di altri, scegliendo e rifotografando ciò che faceva al caso suo con una camera Polaroid? L'unico rischio che deve aver corso è stato forse quello di bere troppi caffè o dormire meno del dovuto. L'unica conoscenza che ha avuto di quei luoghi e quegli esseri umani è solo qualche loro immagine mediata da chissà chi.

Sempre più incuriosito, quando sento in me i sintomi dell'irritazione penso che comunque qualcosa di interessante da capire deve pur esserci in ciò che mi sta alterando, vado sul sito di Giorgio Di Noto e trovo il progetto in questione. Scorrendo le immagini e leggendo il testo comprendo che l'irritazione che provo va rivolta verso la giuria del SI Fest e non verso l'autore. Di Noto difatti si è formato alla fotografia studiando presso una valida scuola e segue il corso di Filosofia alla Sapienza di Roma. Quindi il suo talento si esprime all'interno di un modello accademico solido e riferito al filosofico che, insieme al semiologico, all'antropologico e al sociologico, compone un sistema di riferimento progettuale altamente produttivo già da molto tempo in campo artistico.

Se Di Noto avesse vinto un premio di un'istituizione d'arte contemporanea o anche di fotografia, ma non riferita al fotoreportage, non vi troverei proprio nulla da eccepire. Anzi, complimenti sentiti perché questo lavoro è decisamente ben condotto. Ma che si possa premiare un lavoro fatto a tavolino su immagini mediatiche prodotte da altri in un concorso per giovani fotoreporter, mi pare il segno deprecabile di una grave confusione culturale e, aggiungerei, di una volontà di cavalcare qualsiasi tigre purché vincente e convincente. Non mi pare difatti proprio questa la via per uscire dall'impasse e ridare senso al giornalismo fotografico. Al massimo, premiare progetti come quello di Di Noto serve a dichiarare ufficialmente la definitiva separazione tra produttori e fabbricatori di fotografie: i primi forniscono materiale grezzo, e gratuito; i secondi manipolano quel materiale per applicarvi il significato desiderato.

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