Compresi gli occhi... o forse no

©2012 Fulvio Bortolozzo - serie Scene di passaggio (Soap Opera).


Una volta aveva letto che inizialmente gli occhi vedevano tutto ruotato di  centottanta gradi, trasmettendo al cervello un'immagine del mondo per così dire capovolta. Siccome però il cervello sapeva che la gente non andava a spasso sulla testa e che le montagne non si allargavano dal basso all'alto, aveva imparato a rigirare l'immagine. In qualche modo, li occhi imbrogliavano e la ragione fungeva da correttore. Che fosse vero o no, questo poneva in ogni caso una questione fondamentale: come poteva Jonas essere certo che quel che i suoi occhi vedevano fosse davvero là?

In fin dei conti, lui era un grumo di carne che vagava per il mondo. Ciò che sapeva lo acquisiva soprattutto tramite gli occhi. Grazie a loro si orientava, prendeva decisioni, evitava di andare a sbattere. Ma niente e nessuno potevano garantirgli che dicesserò la verità. Il daltonismo era un esempio innocuo di come l'inganno fosse plausibile. Forse il mondo aveva quell'aspetto, ma poteva anche averne un altro. Eppure per Jonas esisteva una sola maniera possibile, ovvero nella forma consentita dai suoi occhi. Il suo Io era un Qualcosa cieco in una gabbia. Il suo Io era tutto ciò che si trovava all'interno della sua pelle. Compresi gli occhi... o forse no.

Thomas Glavinic,
da Die Arbeit der Nacht (Le invenzioni della notte), 2006.

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