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20/11/11

This Must Be the Place, maybe...


L'ultima fatica di Paolo Sorrentino non mi ha convinto del tutto, anche se sono contento di averla vista. Considerando che non è davvero facile per un regista italiano scrivere e girare un film internazionale senza cadere nel nostro provincialismo, mi pare che il risultato possa essere considerato accettabile, nonostante le note negative siano diverse. A cominciare da alcuni richiami troppo telefonati all'Antonioni anglofilo di Blow Up e in qualche spleen di troppo dal Paris Texas di Wim Wenders (piacevole però il cameo di Harry Dean Stanton). Tra momenti ironici e pericolosi avvitamenti storici nella Shoah, il film scorre comunque senza perdere il filo, con diversi momenti di buon cinema (il concerto di David Byrne per esempio), anche se con alcune dannose ripetizioni emotive. Il finale abbassa di parecchio la qualità e la tensione narrativa che il film aveva saputo creare, specialmente in tutta la prima parte inglese. L'America di Sorrentino poi, in specie il West, è molto manierata, con echi diversi e riconoscibili, a cominciare dai "momenti indecisivi" di un Robert Frank, per esempio. In ogni caso, Sorrentino riesce nel suo intento di raccontare con sensibilità un viaggio interiore concretamente esistenziale, quello del catatonico Cheyenne, interpretato da un certo professionale, ma un po' monocorde e non sempre convincente, Sean Penn. Infine una nota tecnica: quando la dolly si fa vedere (perché ti fa girare la testa...) allora è proprio meglio lasciarla perdere del tutto.
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6 commenti:

  1. Mi spiace non ti abbia convinto completamente, io l'ho trovato un "esperimento" interessante

    Anna

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  2. . trovo comunque che la firma visiva di sorrentino sia sempre così riconoscibile e personale da rendere ogni "citazione" il prodotto di una convinta e mai scontata elaborazione. a me personalmente, come altri suoi lavori, è piaciuto molto .

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  3. Non mi sembra quindi che siamo molto distanti Anna. Nel post ho messo l'accento sulle cose che a mio parere non giravano. Tuttavia non mi son sentito derubato di tempo e denaro, anzi.

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  4. Sì Francesca, Sorrentino ha una sua riconoscibilità, ma a livello nazionale. Qui si confronta globalmente e temo che la via della citazione sia davvero pericolosa. Il discorso sarebbe lungo, ma in linea generale per me il riferimento ad opere precedenti o è fatto con evidente ironia (Pulp Fiction) o diventa una facile via per raccogliere consenso dagli eruditi del settore. Quanto al gradimento, devo dire che anche a me è piaciuto, ma come film fatto da un italiano contemporaneo. L'avesse fatto un regista di altre cinematografie importanti attuali sarei stato decisamente meno accondiscendente.

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  5. Fulvio, concordo, per buona parte con quello che dici. Certo, cose belle ce ne sono, ma anche a distanza di tempo mi sembra che abbia voluto giocare a fare un film americano e in questo un po furbetto. C'è tutta un estetica, come dici da Pulp in poi e forse anche prima. Che lui abbia una bella mano, é sicuro. Ti alzi dalla sedia pure con un sorriso. Ma non per questo lo si osanna.
    marco

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  6. Grazie del tuo commento Marco. Concedendo la buona fede al regista, forse questo è proprio il massimo che al momento può pensare di fare. Speriamo vada oltre, per lui e per la cinematografia nostrana.

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Fulvio Bortolozzo.